Siamo arrivati a 10. Dieci vittorie di fila e 10 vittorie consecutive in trasferta, di cui le ultime quattro per 3 a 1. E' record per quanto riguarda le trasferte ed è giusto fermarci a sottolineare questa piccola impresa. Non abbiamo vinto niente e i record non portano trofei ma 43 giorni fà dopo inter-siena il carro era vuoto e le voci più ricorrenti erano il siluramento del mister e l'assurda campagna acquisti estiva. Adesso non riusciamo più a muoverci e stanno per attaccare un altro vagone al carro. E' sempre così. Mi piace quest'inter che soffre e lotta su ogni campo, anche in una partita come quella di ieri che serviva a poco. Mi piace il mister che si diverte a cambiare tattica e modulo anche più volte nello stesso incontro (e che ha un gran culo il che non guasta). Mi piace la società che rema tutta dalla stessa parte e che ha finalmente vietato all'olandesina di scrivere dell'inter su twitter visto che nell'ultimo anno è stato fuori 8 mesi, 7 dei quali passati a postare minchiate sul web. Mi piace lo zoccolo duro dei tifosi che riempiono sempre il settore ospiti. Prima o poi i problemi arriveranno, ci saranno pareggi del cavolo, sconfitte impreviste, ma per adesso dobbiamo fermarci e farci un bell'applauso perchè ce lo meritiamo. Siamo qualificati ai sedicesimi della sticazzi league, siamo secondi ad un punto della squadra più forte, il milan è osannato e beatificato ma non ci riesce a vedere neanche col binocolo. E questo nonostante circa 10 titolari fuori per infortunio e una squadra piena di nuovi acquisti.
E allora fermiamoci un secondo e godiamoci il minuto di applausi ... solo per noi!
p.s. oggi è l'anniversario della morte del mitico Helenio Herrera. Un ricordo a chi ha contribuito a fare la storia dei nostri colori. Grazie Mago!
venerdì 9 novembre 2012
martedì 6 novembre 2012
... Inside North Curve
E domenica ... tutti a Bergamo!
domenica 4 novembre 2012
Juve 1 - Inter 3 ...la partita perfetta!
La Partita:
Ieri ho avuto la gioia di assistere ad una delle più belle serate che negli ultimi 40 anni hanno più rappresentato l’orgoglio e lo stile di questa meravigliosa realtà chiamata FC Internazionale e senza troppa enfasi posso dichiarare che ieri sera nello stadio della Juventus abbiamo fatto la storia. Non tanto per il risultato, per la rimonta, per la fine dell’imbattibilità casalinga e in assoluto di Antonio Conte sulla panchina bianconera, per la nona vittoria su nove trasferte e per la nona consecutiva tra campionato ed Europa League. Questo è il meno. Di fronte all’ingiustizia di una rete segnata in evidente fuorigioco dopo soli 18 secondi, l’Inter di Stramaccioni avrebbe potuto reagire perdendo la testa, lasciandosi guidare dalla rabbia, come quella di noi presenti allo stadio che subito siamo stati messi al corrente attraverso sms dell’ennesimo furto. E invece dopo uno sbandamento comprensibile per lo shock di vedere svanito tutto il lavoro di preparazione del match senza neppure aver toccato il pallone, abbiamo letteralmente cominciato a giocare, a dettare i ritmi, a guadagnare campo, a recuperare palloni. Abbiamo pure segnato un gol in fuorigioco, giustamente annullato, indipendentemente dal fatto che abbiano visto questo di 5 cm e non quello di un 1 metro. Non c’era situazione peggiore per noi: contro la miglior squadra italiana nel chiudere gli spazi e senza un regista di ruolo. Anche dopo il secondo enorme furto, quello della mancata espulsione di Lichtesteiner grazie all’arbitro che “applica alla lettera il regolamento” (vi ricordate questa frase dopo inter-sampdoria delle manette?). li abbiamo innervositi, chiusi, spaventati con un Inter spensierata, disinvolta, preparata e sicura dei propri mezzi. Arrivato il rigore del pareggio e poi il 2 a 1 e nell’aria ho cominciato a respirare quella sensazione di giustizia divina che fa ancora credere che tutto quello che accade abbia un senso. Il 3 a 1 poi è stato l’apoteosi. Con questo non voglio dire che adesso cambia tutto, che stravinciamo. Io ricordo bene quali sono i nostri obbiettivi stagionali e rimango coi piedi per terra. Ma stasera abbiamo compiuto un qualcosa che merita di essere festeggiato a parte. Un grazie allora a questi ragazzi e a Stramaccioni per averci fatto vivere una esperienza così profonda e vera. Mourinho faceva sentire i suoi uomini immortali prima di entrare in battaglia. Strama gli hai insegnato che ci sono altri modi per conquistare nuovi trionfi e scrivere il nostro nome nella storia.
La Trasferta:
Non potevamo non esserci. C’era nell’aria questa sensazione di poter partecipare ad un evento storico. Essere assenti avrebbe potuto lasciar aperta una ferita che solo chi ama questi colori e soffre con loro può capire. E infatti ci siamo. Questa volta il gruppo è composto da me, la Manu, La Carmen, il Dario, il Noga, il Ciccio e l’Andrea. Appuntamento alle 17 a Vicolungo. Ci arriviamo con tre mezzi diversi e marciamo verso il Latta Stadium con la 7 posti del Ciccio. Venti euro per il parcheggio e 45 per l’ingresso ci ricordano che siamo arrivati nel modo dei ladri legalizzati. Alle 19 siamo posizionati dentro la nuova sede della squadra più odiata d’Italia (nel mondo non se la caga nessuno). Il nostro settore è strapieno e via via si riempe anche il resto dello stadio. Purtroppo ci convinciamo ancora di più di quanto siamo diversi guardando l’idiozia, la bruttezza, la viscidità, l’ignoranza dei gesti degli schiavi che ci circondano. Non puoi non odiare quei colori. Anche la loro coreo rasenta il ridicolo dando a noi della “banda degli onesti”. Giacinto perdona loro se puoi. Io non ci riesco. La rabbia di assistere impotenti davanti all’ennesimo furto si trasforma in qualcosa che solo qualcuno più in lato di noi può concepire. E’ un’apoteosi di gioia, di abbracci, di pianti e di orgoglio, quello di appartenere a qualcosa di diverso. Chi legge queste righe e non vive quello che noi sentiamo giudicherà esagerata questa descrizione ma io parlo a chi mi può capire. Rimaniamo dentro fino alla fine, increduli e sognanti. Il sorriso stampato sul volto dei miei amici mi ricorda che è tutto vero, che è successo. Il rientro a casa è tra i più dolci che io ricordi. Grazie a chi mi ha capito e mi ha permesso di esserci (visto che ho fatto il bravo stavolta?), grazie ai miei compagni che rendono uniche queste sensazioni, grazie a te FC Internazionale che ogni giorno di più alimenti questa lunga storia d’amore senza fine.
Prima della partita...
Durante la partita
Dopo la partia!
Il sigaro della felicità...
La Carmen solita teppista spaccaseggiolini
Fuori dal Latta Stadium...ormai inesorabilmente violato!
Ancora un grazie di cuore ai miei meravigliosi compagni di viaggio.
venerdì 2 novembre 2012
giovedì 1 novembre 2012
Inter - Sampdoria 3-2
Ancora una vittoria. I ragazzi ci stanno davvero abituando bene e stiamo andando oltre ogni più rosea aspettativa. Ieri per prima volta vittoria in rimonta, segno che c’è una gran voglia di far bene e in campo si vede, si lotta su ogni pallone e ci si muove senza palla. Stramaccioni cambia di nuovo assetto tattico e, complice l’assenza di Juan Jesus per squalifica, schiera la squadra con il 4-3-3. Non risparmia però il diffidato Ranocchia affiancandolo in difesa a Samuel, con Zanetti e Pereira sulle fasce. Centrocampo in linea di quantità, con Gargano, Mudingay e Guarin e tridente offensivo di qualità composto da Cassano, Palacio e Milito. La Samp trova il gol su un errore dei 2 centrali senza aver meritato il vantaggio. Nella ripresa Stramaccioni inserisce Cambiasso al posto di Mudingay, ammonito nel corso del primo tempo. L’ingresso del Cuchu coincide con l’ennesimo cambio di modulo: rombo di centrocampo con Gargano bloccato davanti alla difesa, Guarin e Cambiasso interni, Cassano vertice alto dietro a Milito e Palacio di punta. I risultati non tardano ad arrivare. Rimontiamo con tre gol e possiamo dedicarci a preparare la sfida coi gobbi che anche ieri riescono a portare a casa i tre punti a tempo scaduto. C’è un’aria strana. Bella. Sono sicuro che giocheremo a Torino mettendocela tutta. Ma non abbiamo niente da perdere. Siamo secondi adesso e il nostro obbiettivo rimane sempre la zona champions. Non abbiamo pressioni e possiamo giocarcela senza la paura di sbagliare. Certo il pensiero di essere i primi a violare il Latta Stadium ci stuzzica l’appetito. Sono convinto che Strama già stanotte ci starà lavorando. Il nostro settore sarà strapieno e quando chiudo gli occhi vedo il Capitano che a fine partita viene verso di noi battendosi il pugno sul cuore mentre Strama dietro di lui urla “E’ per voi…è per voi”. Sognare non costa nulla e poi se non ricordo male questa scena l’ho già vista una volta. In una partita non meno importante.
Torino stiamo arrivando.
lunedì 29 ottobre 2012
Bologna-Inter 1-3
E sono otto. Tutte le trasferte le abbiamo vinte quest’anno. Quattordici gol fatti e 2 subiti. Siamo partiti per giocarci un campionato tranquillo e puntare alla zona champions. Per adesso stiamo andando oltre le più rosee aspettative ma basterebbero un paio di scivoloni per tornare con i piedi per terra. La cosa che più mi colpisce e fa ben sperare e che i giocatori soffrono e se la godono. Lottano su tutti i palloni e si abbracciano felici, segno di un gruppo solido e unito. Strama sta facendo un ottimo lavoro ed è maniaco dei dettagli. Per adesso va benissimo così.
La Partita:
Scendiamo in campo con un 3-5-2. Il gol di Ranocchia ci permette di giocare nel migliore dei modi. Il Principe e Palacio si intendono e si trovano. I tre centrali crescono di partita in partita. In mezzo al campo Mudi, Garganella e il Cuchu, corrono e fanno muro; Zanetti e Mototopo presidiano le fasce e soprattutto il Giapponese sembra essere tornato il motorino visto lo scorso anno. Soffriamo un po’ e concediamo troppi traversoni in area ma anche quando il Bologna accorcia le distanze riusciamo a reagire con un gol da antologia, cinque tocchi di prima e pallonetto sotto la nostra curva. Da brividi. Il Bologna non ha giocato male ma l’Inter operaia e solida che sta creando il mister riesce sempre ad alzare un muro invalicabile. E infatti abbiamo la miglior difesa del campionato. Con l’infortunio di Coutinho, senza l’Olandesina e con questo Alvarez purtroppo la fantasia latita. Adesso ci aspetta la Doria mercoledì sera. Sono tre punti difficile ma fondamentali per non perdere terreno con gli ipnotizzatori di guardalinee. Sabato vorrei arrivare al Conat Stadium con lo stesso distacco di oggi. E magari abbattere il record di imbattibilità che i gobbi stanno trascinandosi da troppo tempo. Sognare non costa nulla.
La Trasferta:
Partenza alle 9 da Gallarate. Pullmino esaurito un po’ come i suoi occupanti. A bordo abbiamo tre battesimi da trasferta. Il Brillo che non ha dormito per tutta la settimana, l’Ale che dopo l’Appiano Day vuole provare un altro brivido e il Luca, nuovo arrivato (benvenuto!), munito di bandiera e dodici tra maglioni e giubbini per combattere il freddo. Ci sono l’Alfiere che non ha dormito per tutto il viaggio .. un record, il Dario arrivato già sanguinante e pieno di cerotti perché a trent’anni ancora non sa farsi la barba o forse per il terrore di arrivare in ritardo, Il Presidente che cerca di asciugare il neo arrivato parlando di tattica e di materassi fino a Parma, la Carmen che complice il solito battibecco pretrasferta inizia a parlare a Melegnano, la Manu che si gode il posto vip del furgone e infine il sottoscritto che si gode l’allegra e variegata compagnia. Il tempo che ci accompagna è tremendo, come da previsione, e infatti partiamo premuniti di cambio totale di vestiti oltre che di cibo in abbondanza. Arriviamo a Bologna alle 12 e troviamo un bel parcheggio con tettoia dove consumiamo il primo pasto della giornata. Pane, salame, dolce offerto dal Brillo che promette una megatorta del Bianchi e si presenta con una crostata del Mulino Bianco. Caffè, pipì di rito e via verso la stadio.
Passiamo 4 ore sotto un diluvio pazzesco ma il risultato ci ripaga di tutto. Appena entrati il Brillo mi fa una domanda che ancora adesso solo a pensarci rido: "ma Gianni Morandi dove si siede?". Fantastico. Il Presidente è l’unico con l’ombrello perché non si può spettinare e cambia continuamente posto perché è ancor più riconoscibile quando gli urlano che deve cantareeeee!!
Il gol del tre a uno è spettacolare e ce lo godiamo abbracciati e bagnati fradici. Possiamo tornare al furgone dove improvvisiamo un autentico streeptease per cambiare tutto quello che è possibile, calze e mutande comprese. Facciamo in tempo anche ad essere il primo mezzo delle decine di pullman, furgoni e macchine di tifosi nerazzurri, che la Polizia scorta in corteo per le vie di Bologna fino all’autostrada. Una figata … davanti a noi solo la Pula che blocca tutto il traffico, ingresso autostradale compreso e dietro di noi tutta la carovana neroazzurra (circa 5000 persone) che ci segue fino al casello. Dopo una sosta in autogrill usciamo a Parma e troviamo una tranquilla trattoria.
Pizza, pasta, dolci e ammazzacaffè stupefacente (quando c’è l’alfiere non manca mai!!).
La Carmen sembra apprezzare. Alle 22.30 siamo a Gallarate stanchi ma contenti. Tutto è andato a meraviglia e neanche il maltempo ci ha rovinato questa ennesima stupenda trasferta. Un grazie di cuore a tutto il gruppo che mi ha accompagnato.
IC Besnate sempre presente. E adesso … tutti a Torino!!
venerdì 26 ottobre 2012
Inter - Partizan 1-0
E’ l’Europa League, si gioca alle 19, i giornali da giorni non parlano d’altro che della guerra che scoppierà a San Siro per l’arrivo dell’esercito serbo, tra l’altro spalleggiato dalla curva rossonera. Nella formazione iniziale pare giochi Jonathan. Insomma mi aspetto uno stadio deserto e scontri ovunque. Ma come al solito niente di tutto questo. A San Siro ci sono 18500 paganti, 4200 serbi e almeno il 50% degli abbonati che entrano gratis. Facendo due conti circa 35000 persone. Tanta roba. Noi siamo diversi.
Stramaccioni anche ieri ha dimostrato di saperci fare. Ha perso Nagatomo nel pomeriggio per una indisposizione, concede il riposo a Ranocchia, Samuel, Zanetti e Milito e perde anche Coutinho toccato dura ad una caviglia. Applica due moduli: in fase di possesso è un 3412, mentre è 442 in fase di non possesso. Ma la squadra mantiene una sua logica e non si scompone mai. Merito di una serenità ritrovata. Il pubblico dovrebbe capirle queste cose ma invece cerca sempre uno o più bersagli. Da ieri è entrato anche Guarin oltre che al Gabbiano nelle mire del primo rosso. Contenti loro.
Inter-Partizan comunque è tutta in un minuto.
E’ il 42′ della ripresa quando i serbi, partono tre contro tre in contropiede e, complice la scivolata di Silvestre, piazzano Markovic davanti ad Handanovic. Samir compie una parata mostruosa, anticipando il tuffo e chiudendogli lo specchio. (Io questo Markovic inizierei a trattarlo per poi chiaramente farmelo fottere dal PSG che offrirà il quadruplo … ma almeno così facendo potremmo mantenere una nostra coerenza!)
E’ un momento fortunato e infatti sul capovolgimento di fronte il Principe si allarga a destra, piazza un cross teso a centro area dove Rodrigo solissimo schiaccia verso Petrovic che non risponde al miracolo del collega. La gioia è tale da farci dimenticare le occasioni buttate da Coutinho, Palacio e Cassano fino ad allora.
E’ così ci portiamo a casa la sesta consecutiva tra campionato ed Europa League, è l’1 a 0 che chiude il discorso qualificazione perché potremo gestire ben 6 punti di vantaggio su Partizan e Nefcthi nel girone di ritorno. Considerando che dovremo ospitare gli azeri a San Siro, ci basterà un punto nelle altre due trasferte per centrare l’obiettivo, possibilmente facendo ancora ricorso al turnover.
Un pensiero alla curva dei nostri cugini che oltre a farsi prendere per il culo dal loro presidente stanno diventando una barzelletta nel panorama ultras italiano. Non bastano le batoste nei derby degli ultimi anni in campo e sugli spalti. Ieri hanno pensato bene di gemellarsi con i serbi ma come prontamente recitava uno dei tanti striscioni apparsi in curva “ il coraggio non si compra con un gemellaggio”. Il patto di non belligeranza che da più di vent’anni vigeva a Milano si è rotto. Il prossimo derby non sarà così tranquillo.
Adesso testa a Bologna. Ci aspettano freddo e pioggia e lo stadio è scoperto. Ma noi ci saremo e al gran completo. Come sempre. Dovunque contro chiunque. Uniti, fieri mai domi.
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